Enrico Medi e Padre Pio

Enrico Medi e Padre Pio

“Beata Tu, o Pietrelcina, perché hai visto nascere Padre Pio …” scriveva il Prof. Medi nel discorso rivolto ai Pietrelcinesi durante la solenne commemorazione di Padre Pio, in occasione della festa patronale della Madonna della Libera. E continuava: “Perché nell’istante in cui l’uomo nasce, respira e viene a contatto con le prime molecole che entrano dentro i suoi polmoni e nella sua vita, e le prime molecole di quel paese lasciano in lui una traccia misteriosa, che noi diciamo una traccia genetica, in tutta la sua vita”.

 

L’incontro con Padre Pio, cambiò la vita di Enrico Medi per sempre. Il primo incontro fulminante fu seguito da tanti altri, sempre densi di significato e di luce, fili che intrecciarono una relazione così straordinaria da non fermarsi alla morte del Frate. Spesso il Professore si tratteneva alcuni giorni a S. Giovanni Rotondo, voleva vivere la quotidianità di Padre Pio, stargli vicino e assisterlo in ogni sua manifestazione d’essere, godere il più possibile del suo consiglio e del suo calore.

Approfittava di ogni occasione per poter correre dal Santo e ricevere la Sua benedizione speciale, che questi gli faceva con gioia e paterno affetto. Il Prof. Medi, infatti, vedeva nel Santo le virtù del credente esaltate all’ennesima potenza, non perdeva occasione per metterne in risalto l’umiltà, la serenità, si sforzava per trasmettere a chi lo ascoltava il Soffio della santità di Padre Pio.

Gli parlava della sua famiglia, della moglie e delle figlie e il Padre mandava la Sua santa Benedizione anche a loro. “Gli ho parlato delle 4 Marie, è sembrato meravigliarsi ma si è ricordato subito di loro. La benedizione per Enrica, ma era implicita: è una cosa sola con me…Dopo la Comunione l’ ho pregato ancora per gli occhi di Enrica, ha detto sì sorridendo e ha baciato il Crocefisso: quest

o il suo ricordo. Per le scale ”La benedico di nuovo”. Tre volte benedetto e accarezzato da Padre Pio: “sono felice” scrisse in una lettera.
Ma non era solo Enrico a correre dal Padre, spesso era lui a farlo chiamare soprattutto nel periodo delle elezioni a San Giovanni Rotondo. A Petralcina, tutte le porte erano aperte per il Professore, tutti lo sapevano essere uno dei figli prediletti del Santo.

Ma ciò che più stregava Enrico, riempiendogli il cuore di gioia, una gioia che poi era in grado di trasmettere nei suoi discorsi, era assistere alla messa di Padre Pio.

Come uno qualsiasi dei pellegrini, alle 4.30 aspettava dietro il portone della Chiesa, alle 5 entrava e si sistemava nel coro per servire la messa.
La messa di Padre Pio era rivivere fisicamente tutta l’agonia del Getsemani, del Calvario, della Crocefissione e della morte. Quando assistevamo alla messa si vedeva l’ansia di una creatura che da una parte era presa da una sofferenza immensa, dall’altra non voleva che questa sofferenza si riversasse sui fratelli che aveva accanto. Come il Signore quando fu sul Calvario. Era un fremito continuo un’immensa ansia.” Scrisse il Professore per una lunga conferenza a Cerignola nel giugno ’69. Quando non perse occasione per ribadire le tre grandi virtù del Frate Santo: umiltà, obbedienza e carità.

Ma i suoi non erano solo sospetti, sensazioni evinte dall’assistere alla messa, le sue erano certezze derivate dalle stesse confessioni che il Santo era solito regalargli durante i loro profondi incontri. “Un giorno mi disse: tu devi capire cosa significa ogni giorno ammazzare mio padre, ammazzare Gesù” raccontò una volta.

Ma al Professore non bastava dimostrare continuamente il suo Amore e la sua devozione al Padre, essergli sempre vicino, condividere le sue angosce e i suoi crucci, voleva fare qualcosa di più. Voleva essere per lui il figlio migliore. Voleva dimostrare concretamente il suo amore profondo, aiutandolo a realizzare un grande desiderio del Padre: La casa Sollievo della Sofferenza. Che fosse la più grande, la più tecnicamente e umanamente perfetta, con tanti medici e chirurghi, che prestavano la loro opera gratuitamente.
Dal punto di vista spirituale e medico la casa è un successo: solo la Provvidenza per le preghiere della Santa creatura che è Padre Pio, poteva far rifiorire nel deserto una pianta così ricca di frutti”. Scrisse il Professore.

Ma il desiderio di compiacere il Padre andava ancora oltre, il Figlio Prediletto sognava infatti anche un altro dono, quello di un centro di ricerche scientifiche nel campo medico-biologico che fosse da esempio per il mondo intero. Centro, al quale affiancarne un altro riservato esclusivamente alla formazione per laici che desideravano, in qualsiasi campo, mettersi al servizio della Chiesa. Quest’ultimo sogno però, nonostante fosse stato fortemente voluto dallo stesso Padre, non passò mai alla pratica. Il Professor Medi, fu partecipe, fino alla fine delle gioie e dei dolori del Frate Santo. Fu infatti uno degli ultimi a vederlo vivo e a ricevere l’ultima benedizione.

Il Padre sapeva che era l’ultima benedizione e con il cuore commosso alzando gli occhi al cielo, quasi traforando le arcate del convento, accolse quella Benedizione.” raccontò qualche giorno dopo la morte con somma commozione.

La notizia della morte lo colse lontano, impegnato in un viaggio di lavoro. Incontenibile fu il dolore per non poter assistere agli ultimi respiri del Padre, ma tornò subito a San Giovanni rotondo e veglio la notte intera, accanto alla salma, perso nell’estremo saluto.
Estremo salutò che ripetè durante il funerale, davanti ai suoi fratelli, figli anch’essi del santo Frate, fratelli che tutti, conoscevano il Professore e il suo rapporto speciale col Padre comune.

Rapporto che, come già detto, non potè interrompersi con la morte di Padre Pio, ma continuò e continuerà in eterno. Il Professore non smetterà si visitare San Giovanni Rotondo e non perderà occasione per parlare del Padre e ricordarne la figura grandiosa, soprattutto ai Gruppi di preghiera di Padre Pio costituitisi in tutt’Italia.

Tags: