Enrico Medi tra Scienza e Fede

“Se non ci fosse pericolo di essere fraintesi, verrebbe da dire che il cristianesimo è esattamente scientifico; ma la verità è un altra, è che la scienza per natura sua è cristiana: cioè ricerca della verità, cioè attenta indagine su quella che è la volontà di Dio che si esprime nell’ordine naturale (scienza) e nell’ordine soprannaturale (fede e teologia).
Quindi è inconcepibile e assurdo qualsiasi ipotetico contrasto fra fede e scienza, fra vero progresso scientifico e teologia e morale.”

 

Il Professor Medi era fermamente convinto che Scienza e Fede fossero in continuo dialogo e superassero ogni ostacolo grazie all’intervento della filosofia che offriva alla scienza stessa gli strumenti per operare e soprattutto la possibilità di sintetizzare e raccogliere il materiale via via accumulato.

La filosofia ha i suoi metodi e i suoi fini, la scienza metodi e finalità proprie, ma esse non possono , pur nella distinzione, ignorarsi. Nell’ultimo fine della verità di incontrano, si aiutano , si intendono. La scienza porge alla filosofia i risultati delle sue certezze, la filosofia offre alla scienza la potenza della sua luce”. Ha scritto il Professore all’interno di un discorso tenuto alla conferenza L’avvenire della scienza a Roma presso l’università S. Tommaso nel ’50.

Scienza e filosofia viste quindi come diverse facce di una stessa medaglia, ognuna dotata delle proprie qualità ma entrambe pronte a venirsi incontro, ad aiutarsi, entrambe a reciproco servizio. Entrambe parti di un’unica conoscenza voluta dal Signore. Conoscenza che Dio ha creato per l’uomo, e che per raggiungerla ha appunto creato vari strumenti, tutti importanti, tutti complementari.

L’idea di questa Conoscenza ammaliava il Professore, il pensiero del percorso arduo e tormentato per raggiungerla, percorso voluto da Dio e che a Dio porta sempre più vicini. Questa la chiave del rapporto stretto che lega Fede e Religione. Questo il segreto della loro complementarità. Chi cerca di separarle, chi ne rifiuta il nesso, potrà sempre e solo avere di entrambe una visione parziale e distorta e resterà sempre nel buio e nella confusione, faticando il doppio degli altri per raggiungere luce e chiarezza, e sempre e comunque in vano.
Da qui la sua incredulità davanti all’ateismo, che considerava una vera e propria follia, non vedere infatti nella scienza la suprema manifestazione del Divino era assolutamente impossibile per qualunque essere umano sano di mente e dotato di raziocinio.
Segno di squilibrio era poi sommamente, vedere scienza e fede avversarie, una negazione dell’altra, saperi di due mondi inconciliati e inconciliabili.

La mente dell’uomo è fatta per la luce, ogni sorgente di luce che si accende nella sua anima non fa che diradare le rimanenti caligini. Dio è autore della natura e della rivelazione. Sono due strade diverse che portano alla Sua parola nella quale non può essere contraddizione. La fede è più diretta, tocca argomenti di valore infinito, Dio direttamente; la scienza indaga la natura coi mezzi che le sono propri. E man mano che la ricerca scientifica procede, la fede ne riceve conforto:sempre nuove armonie si schiudono al pensiero,la profondità dei misteriosi appaiono sempre più nella luminosa composizione del disegno del creatore, che, facendo l’uomo signore della terra, centro della creazione e dell’universo, lo ha chiamato ad una vita soprannaturale”. Questo un brano tratto da alcune conferenze tenute a Siena nel ’70.
Scienza Magistra Vitae che insegna all’uomo la via per raggiungere i segreti che il Signore ha celato dentro la natura, i segreti che stanno alla base di tutta la Creazione.

Ma come si possono trovare e capire quei segreti se si nega la fonte stessa che li ha pensati e generati? Come si può studiare o dominare qualcosa del quale si disconoscono le radici stesse? Queste le grandi domande che pone a tutti coloro che si professano atei e che si professano però Scienziati e sprecano la loro esistenza a rincorrere una verità che mai potranno cogliere e comunque capire.
Gli stessi studi scolastici si orientano su una errata e menzognera concezione di separazione degli ambiti: dalla pratica passano alla teoria, dal fisico all’immateriale.
Il Professor Medi sosteneva invece che “la rivelazione e la teologia hanno illuminato e permesso il nascere e lo sviluppo della scienza”.
Sono correggendo dall’origine questo terribile errore, permettendo ai giovani di crescere con la giusta visione delle cose, si permetterà lo sviluppo di una società consapevole e devota al Signore.

La scienza infatti, vista con il giusto appoggio della fede, avrebbe anzi una valenza fortemente sociale, proprio perché in grado di mettere tutti d’accordo, di accomunarli davanti ad una verità oggettiva e inappuntabile. Verità che per essere tale, non può che essere emanazione divina e quindi inscindibile da una verità di fede.

Attraversala scienza il Signore migliora le condizioni di vita dei suoi figli, rendendoli però consapevoli e attivi, non passivi e incapaci. Tutte le macchine che la scienza stava creando miglioravano nettamente la qualità della vita. Proprio in questo suo grande potere sta nascosto il pericolo della scienza, quello di portare l’uomo che la pratica, che ne coltiva le leggi, verso lo strapotere. La scienza per essere compresa e utilizzata al servizio degli altri, quindi nell’unico scopo per il quale è stata creata, deve essere sempre e comunque accompagnata dall’umiltà. E qui trona il collegamento della fede. Solo chi vive nella luce di Cristo può conoscere la vera umiltà.

L’uomo fa della vera scienza quando dimentica se stesso e si affida interamente alla luce che dalla natura promana:egli sa di non essere creatore di nulla e che la sua grandezza è solo nella fedeltà con cui accetta il vero”.

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